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Incentivo fiscale, che cosa cambia con lo spalmacredti?

Incentivo fiscale, che cosa cambia con lo spalmacredti?

L’ennesimo (numero 32) decreto di modifica dell’incentivo fiscale, ormai sceso al 70%, diluisce il beneficio su dieci anni. Ma già ad aprile i lavori asseverati sono crollati da 5,7 miliardi a 350 milioni.

Mentre il Parlamento si apprestava a votare sostanzialmente senza modifiche la ghigliottina fiscale del ministro Giancarlo Giorgetti, sono stati comunicati dall’Enea i nuovi dati aggiornati ad aprile sui bonus. Come era facile attendersi, le restrizioni adottate dalla legge di Bilancio cominciano a fare effetto. Nel corso di aprile sono state registrate asseverazioni per il superbonus (da gennaio sceso al 70%) per circa 350 milioni di investimenti e poco più di mille nuovi cantieri in ambito condominiale.

L’Enea fa notare che sono i primi dati che non risentono dell’onda lunga della fine del 2023, ma che si sintonizzano con la nuova politica di tagli alle agevolazioni. Per comunicare all’Enea le asseverazioni possono passare 90 giorni. Ciò significa che fino alla fine di marzo scorso i dati risentivano ancora della corsa a intercettare gli ultimi giorni dello sconto fiscale pieno al 90% e per qualcuno ancora al 110%.

Per questo la cifra di 350 milioni si confronta con 4,3 miliardi di investimenti a gennaio, 4,5 miliardi a febbraio e 5,7 miliardi a marzo. Nel mese di aprile, invece, i numeri fanno totalmente riferimento allo sconto al 70%, da cui la drastica riduzione. I nuovi cantieri sono stati, per la precisione, 1.063 per 344 milioni di euro di nuovi investimenti ammessi. Gli investimenti conclusi, invece sono circa di 380 milioni, con detrazioni maturate a 400 milioni. Nel mese precedente erano state maturate detrazioni per 7,8 miliardi in oltre 13 mila nuovi cantieri.

Incentivo fiscale dopo l’ammazzabonus

L’ammazzabonus, il decreto del febbraio 2023 che, secondo il governo, avrebbe sistemato tutto, cioè frenato l’incentivo ex 110%, è servito a poco. Così il governo ha deciso di passare al colpo di grazia del moribondo incentivo, subito battezzato spalmacrediti.

Con il nuovo decreto 39/2024 è sicuro che il colpo di freno è assicurato. Rimane incerto, tra gli addetti ai lavori, solo il numero di modifiche che ha ritoccato in tre anni il superbonus: c’è chi, come l’Ance, l’associazione dei costruttori, sostiene che sono 32, e chi alza la stima a oltre 50 modifiche.

Tutti, però, sono d’accordo su una cosa: è stato un gran pasticcio, tranne per i pochi che si sono attivati subito, a luglio 2020 per superare gli ostacoli burocratici e normativi, spesso un vero rebus, e hanno portato a termine i lavori.

Per gli altri il superbonus assomiglia di più a uno scherzo di cattivo gusto. Intendiamoci, l’impatto positivo c’è stato. Ad aprile risultavano conclusi i lavori di efficientamento per 133.212 condomini, con totale di investimenti messi a detrazione 78,4 miliardi. Ma il problema non è questo. È il cerino acceso lasciato in mano a proprietari e imprese.

I punti centrali

Che cosa cambiaIl perno centrale del nuovo decreto governativo è l’allungamento a dieci anni delle detrazioni generate dalle spese 2024 (dal 1 gennaio) e 2025. Questo significa anche che il provvedimento è retroattivo: si applica da gennaio in poi. Una retroattività di legge che ha scandalizzato più di un giurista, oltre che, naturalmente, i diretti interessati.

Il superbonus prevedeva invece la suddivisione del credito fiscale in soli cinque anni. Chi ha in mano i crediti fiscali, insomma, si prende una bella fregatura: lo Stato si rimangia non solo la parola, ma anche una legge che riteneva lui stesso valida fino all’altro ieri. La retroattività è l’aspetto che ha fatto imbestialire di più e che ha suscitato le maggiori polemiche.

In sostanza, il provvedimento mette mano a detrazioni fruibili per il 2024 pari a circa 6,2 miliardi e per il 2025 di 5,8 miliardi. Sono, insomma, i quattrini che saranno spalmati al 2034. In questo modo, ragiona il governo, si abbassa la rata annuale che l’Erario deve incassare in meno a causa del bonus, con un risparmio annuo tra 1,6 e 2,5 miliardi fra 2025 e 2028. Era necessario?

La spiegazione è che quei soldi servono a finanziare i fondi per Onlus, aree terremotate dall’Emilia-Romagna, frane di Ischia, maltempo a Catania, oltre a supportare la proroga al luglio 2026 della Plastic Tax. Insomma, i condomini sono tenuti a fare benficènza e raddrizzare i conti dello Stato.

Cessione del creditoChi, proprietario di un immobile, ha già attivato il superbonus con cessione del credito, non rischia nulla. Chi, invece, ha finanziato i lavori contando di recuperare i soldi in cinque anni attraverso un beneficio fiscale, si strappa i capelli.

Problemi maggiori li avranno società, general contractor e banche. A queste ultime, quelle che hanno acquistato i crediti fiscali, ora è impedito, pena il recupero integrale della somma e una sanzione del 30%, di scontare tramite compensazione i contributi Inps e Inail. E chi aveva fatto i propri conti con la legge in vigore prima?

Si arrangi. Inoltre, per banche, assicurazioni e soprattutto intermediari finanziari che abbiano pagato i crediti meno del 75% del loro valore originario la compensazione è allungata a sei anni, per sanzionare i comportamenti speculativi. Giusto o sbagliato? Certo che il comportamento speculativo non piace a nessuno, perlomeno in questi termini. Però cambiare le carte in tavola non sembra un comportamento commendevole.

Altre riduzioni L’attenzione si è concentrata sul superbonus. Ma in realtà il decreto governativo è più ampio e riguarda anche le altre detrazioni. Per esempio, la detrazione ordinaria per interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica al 50%: dal 2028 al 2033 scenderà al 30%.

Una riduzione della riduzione era già prevista con la legge di Bilancio, che però ha programmato il bonus ristrutturazioni al 36% che a questo punto sarà in vigore dal 2025 al 2028. Non solo dal prossimo anno il tetto di spesa scende da 96 mila euro a 48 mila per unità immobiliare. Si interrompe quindi un’agevolazione utilizzata da migliaia di famiglie dal 2012, quando era stato introdotto il bonus 50%.

Sisma & C. Il decreto ha stabilito anche di redistribuire da cinque a dieci anni anche le detrazioni delle spese per interventi di rafforzamento di misure antisismiche e quelle per gli interventi destinati al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche.

La tagliaIl governo ha messo una taglia sugli abusi. Questo il senso della norma che regala agli enti locali che si impegneranno nel lavoro assieme all’agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza a stanare chi ha ottenuto le agevolazioni senza averne diritto.

Ai Comuni che denunceranno i furbi, quindi, spetterà il 50% di quanto recuperato a titolo definitivo. Dato che i Comuni da anni ricevono sempre meno dallo Stato è presumibile che la prospettiva sia allettante.

Cilas dormientiIl decreto depotenzia le comunicazioni di inizio lavori per il superbonus presentate entro il 16 febbraio 2023, quando è entrato in vigore il decreto blocca cessioni, detto ammazzabonus. Prima della attuale modifica i titoli entro quella data consentivano di effettuare le cessioni dei crediti da superbonus, ma anche da sismabonus ordinario, applicabile quasi in tutta Italia con un’agevolazione che può arrivare fino all’85% per i condomini. Possibilità cancellata adesso per chi al 30 marzo 2024 non ha pagato almeno una fattura collegata a lavori effettivamente realizzati.

Comunicazioni delle opzioni per cessioni e sconti in fattura. Il 4 aprile è stato fissato come termine non oltrepassabile per le trasmissioni relative alle spese 2023 e alle rate degli anni precedenti senza più i tempi supplementari della remissione in bonis.

di Giuseppe Rossi

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